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26 Ott 2011

Convegno UNRAE Veicoli Industriali - Relazione Massimo Schintu

Intervento del Direttore Generale AISCAT al Convegno UNRAE "Uomini e mezzi protagonisti del trasporto merci: tecnologie d'avanguardia e coraggio delle scelte"

Roma, 26 Ottobre 2011

Più Infrastrutture, più Tecnologia, più Sicurezza della circolazione

Innanzitutto ho il piacere di dare a tutti i partecipanti a questo importante appuntamento il saluto di Aiscat e di tutte le società che in essa e con essa ogni giorno operano, dando costantemente prova di una sempre maggiore consapevolezza del loro ruolo sociale.

Un ruolo sociale che trova nella sicurezza della circolazione un elemento fondante, da cui non si può prescindere.

Sicurezza della Circolazione: appena tre parole dietro le quali si cela un mondo fatto di tecnologia, infrastrutture, accurati e ciclici test su un’infinità di soluzioni, un’attenzione certosina ad una svariata quantità di fattori.

In questo settore la storia di Aiscat sta lì a dimostrare il suo impegno e la sua forte determinazione, tesa a raggiungere un livello di sicurezza il più alto possibile. Ribadisco, il più alto possibile: perché la sicurezza assoluta non esiste. E chi di voi dovesse affermare il contrario mentirebbe a se stesso e agli altri.

Vediamo insieme quali sono questi elementi, a mio avviso essenziali, che possono permetterci di raggiungere un adeguato livello di sicurezza…che possono permetterci di salvare vite umane. Perché, è bene sottolineare più e più volte come per Aiscat, in questo campo, la vita umana sia, da sempre, la sua ragione sociale.

Il costo della sicurezza

Partiamo da un concetto che ad alcuni potrà apparire banale, ma non lo è. La sicurezza costa e compito del gestore, sia esso pubblico o privato, è trasformare questo costo in investimento. Bisogna quindi aggredire tale tematica con la mentalità dell’imprenditore, trasformando alla fine del percorso l’investimento in efficienza. Un’efficienza “misurabile” in quante vite umane ogni anno, grazie all’apporto di tutti gli attori del comparto, si riescono a salvare.

Diamo qualche numero, così ci chiariamo meglio.

     Annualmente, i concessionari autostradali o di strade con pedaggio investono, mediamente, intorno ai 130.000 Euro al km per garantire elevati livelli di sicurezza e qualità.

     Meno vittime 

     Nei primi 7 mesi di quest’anno, proprio grazie ai forti investimenti effettuati, il tasso di mortalità è sceso di un ulteriore 18%. Una percentuale che rappresenta una delle migliori performance mai registrate lungo la rete a pedaggio, anche e soprattutto in considerazione dei volumi di traffico: oltre 83 miliardi di veicoli-km, con un incremento del 180% rispetto a trent’anni fa, quando ci furono 649 morti.

Con orgoglio vorrei inoltre sottolineare che i concessionari italiani sono, ad oggi, i gestori dell’unica rete stradale nazionale ad aver raggiunto e superato (con un anno di anticipo) l’obiettivo comunitario di dimezzare il numero delle vittime della strada (inizialmente fissato al 2010, ribadito poi al 2020 dalla Comunicazione della Commissione europea in merito al lancio del IV Piano d’azione comunitario per la sicurezza stradale). 

     Questo notevole impegno ha consentito di raggiungere risultati straordinari nel corso degli ultimi anni: -54% di decessi nel periodo 2001-201, -59% in termini di tasso di mortalità, -30% di feriti.

    Tutto ciò a fronte di quasi 6 milioni di transiti al giorno.

     Per offrire un termine di paragone, basti considerare che, secondo le ultime statistiche elaborate dall’ISTAT, lo scorso anno sono morti 648 pedoni e 288 ciclisti e che, come rilevato dall’ASAPS, è più facile morire nei campi per incidenti con trattori agricoli che in autostrada. Addirittura i decessi lungo la rete viaria a pedaggio costituiscono il 6% circa del totale delle morti su strada, a fronte del 44,7% registrato in ambito urbano (fonte Istat).

     No fornitori ma partner

I numeri che ho citato possono apparire freddi ma dietro di essi c’è tanto lavoro, tanta fatica, tanta passione, tanta selezione. Sì, selezione, perché il mercato ci chiama spesso a ricoprire il difficile ruolo di arbitri. Tutti vogliono la sicurezza, ma ognuno vuole raggiungere questo obiettivo perseguendo strade diverse, di frequente sovrapponibili, qualche volta inutili. Ed è in questo momento decisionale che noi dobbiamo essere “asettici”, diventare, come ho avuto modo di dire poc’anzi, imprenditori. Imprenditori di vita. Ed è per questo che mi rivolgo a coloro che ci accompagnano in questo difficile cammino. Non vedeteci come una “mucca da mungere”. Abbandonate la mentalità del piccolo fornitore, assumete il ben più difficile ruolo di partner. 

Quanto abbiamo fatto, quanto stiamo facendo 

Noi siamo dunque imprenditori e gli interventi che abbiamo effettuato sulla rete sono stati, sono e saranno puntuali e specifici. Niente fronzoli, solo efficienza. In quest’ottica abbiamo adottato soluzioni tecnologiche e gestionali sempre più innovative e all’avanguardia, che spesso rappresentano un modello di riferimento per tutto il sistema viario europeo. A prescindere dagli interventi di riqualificazione infrastrutturale (es. 3a e 4a corsia, pavimentazioni drenanti-fonoassorbenti su circa il 70% della rete, progressivo ammodernamento di barriere di protezione e attenuatori d’urto, segnaletica, illuminazione, ecc.), ci tengo a segnalare a mo’ di esempio: 

  • Potenziamento delle dotazioni tecnologiche (ITS), come strumento fondamentale atto a migliorare il livello di servizio e di sicurezza del sistema infrastrutturale:

per la sicurezza: 35 sale radio operative h24, 4.543 telecamere, 972 tra centraline meteo e rilevatori di ghiaccio e nebbia, 6.939 colonnine SOS per le chiamate di emergenza, 500 spire e boe, 42 km di terza corsia dinamica, ecc;

per l’informazione: l’infomobilità gioca un ruolo fondamentale come “anello di congiunzione” tra infrastruttura e utenza, svolgendo la duplice funzione di “informazione” in senso stretto (garantendo la necessaria sicurezza della circolazione) e di strumento di governo della mobilità per situazioni emergenziali (condiziona le scelte dell’utente). I gestori autostradali sono i principali fornitori di contenuti informativi: direttamente all’utenza con 2.122 PMV installati sull’intera rete (+291% circa rispetto al 2000), internet, call-center e numeri dedicati, ecc., nonché ad altri operatori (CCISS, radio nazionali, locali, ecc.).

  • Implementazione di sistemi tecnologici innovativi a livello mondiale (es. Safety TUTOR, attualmente attivo su circa 2.900 km di rete che ha contribuito a ridurre di oltre il 50% il tasso di mortalità sulle tratte di competenza) per contrastare condotte di guida inappropriate. Il comportamento umano è, infatti, in assoluto la prima causa di incidentalità, con oltre il 94% degli incidenti – secondo le più recenti statistiche - causato da comportamenti scorretti da parte dei conducenti (mancato rispetto dei limiti di velocità, delle distanze di sicurezza, manovre sconsigliate e vietate, alterazione dello stato psico-fisico, ecc.);
  • Miglioramento della fluidità ai caselli: 3.945 porte per il pagamento del pedaggio, di cui oltre 1.500 automatiche e 2.228 impianti Telepass, (attualmente i transiti Telepass rappresentano il 54% dei transiti totali, con indubbi benefici in termini di fluidità e, naturalmente, di riduzione dell’emissioni inquinanti in atmosfera).

Le Società concessionarie italiane considerano i già ottimi risultati raggiunti nel campo della sicurezza stradale lungo la propria rete comunque come uno stimolo ulteriore per incrementare gli sforzi nel ridurre sempre più il numero delle vittime della strada, implementando, anche attraverso nuovi sistemi tecnologici, con sempre maggior vigore azioni ed iniziative puntuali per diffondere:

- cultura della sicurezza stradale

comportamenti di guida più virtuosi e rispettosi del Codice della Strada

 

Il traffico pesante

Riguardo il traffico pesante e la sua importanza cito un solo dato: attualmente il 90% delle merci viaggia su gomma. Inoltre, la rete autostradale a pedaggio, pur rappresentando solo il 3% della estesa complessiva della rete stradale, sostiene circa un quarto dell’intera domanda di mobilità nazionale.

Nel 2010 il traffico pesante ha rappresentato, in media, il 22,5% del traffico totale, ma lungo alcune direttrici questo valore supera anche il 30%.

A partire dal 1980, il traffico pesante è cresciuto del 160% circa (a fronte di un incremento di estesa di solo il 12%).

Nell’arco degli anni è cambiato anche l’”uso” dell’autostrada: oltre a garantire la comunicazione su percorrenze medio–lunghe, i dati rilevano come il sistema autostradale soddisfi sempre più i traffici a breve raggio, essendo usato, ove possibile, come “tangenziale urbana”, in alternativa alla viabilità ordinaria (sostanzialmente incapace di far fronte alla domanda di mobilità). Questo approccio vale anche per i veicoli pesanti per i quali è stato stimato un percorso medio di circa 100 km lungo la principale rete interconnessa. Anche i viaggi dei mezzi pesanti, infatti, contrariamente a quanto si possa ritenere, sono sempre più concentrati sulle brevi distanze:

  • Sulla rete principale, il 48,1% di quelli pesanti avviene su tragitti inferiori ai 50 Km;
  • Circa ¼ dei viaggi non supera i 25 Km;
  • Gli spostamenti oltre i 300 Km rappresentano poco più del 6% di quelli pesanti.

Naturalmente, anche il traffico merci beneficia degli interventi di riqualificazione strutturale in atto (terze e quarte corsie, 3° corsia dinamica, ecc.) e delle implementazioni tecnologiche per la sicurezza e il governo della mobilità. Inoltre, durante gli ultimi anne è stata posta particolare attenzione al mondo dell’autotrasporto, cercando di garantire spazi di sosta idonei con adeguati servizi (es. igienici, di ristorazione, di manutenzione meccanica, ecc.): all’interno dei consistenti piani di adeguamento e ammodernamento delle oltre 400 aree di servizio presenti lungo la rete (per un investimento complessivo di circa 1 miliardo di euro negli ultimi 10 anni). Questo ingente sforzo ha portato risultati tangibili come il notevole incremento degli stalli destinati ai veicoli pesanti che attualmente sono quasi 10.600 (+78% solo nel triennio 2008-2010), o la presenza di 313 servizi con docce.

Certamente le aree lungo la rete autostradale non possono supportare da sole la sosta così “specializzata” come quella dell’autotrasporto (si pensi alle merci pericolose) anche perché va ricordato che le aree di servizio sono nate per servire una domanda diversa (anche in termini di tipologia di utente). Per rispondere al meglio alle specifiche esigenze del trasporto merci, lungo alcune direttrici (Brescia Est, Trento Nord,…) sono ultimamente nate alcune aree parcheggio progettate appositamente per i mezzi pesanti, con servizi ad hoc tanto per gli autisti (foresterie, bar e ristoranti, infopoint, internet point, uffici, sportelli bancomat, ecc.), quanto per i veicoli (videosorveglianza h24, sistema di rilevamento targhe, sistemi antintrusione, ecc. Questa è la via da seguire.

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