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16 Dic 2010

Intervento del Presidente Loris Casadei

Conferenza Stampa UNRAE, Milano 16 dicembre 2010

Signore e Signori, Buongiorno, l’ampia e qualificata presenza a questo nostro tradizionale appuntamento conferma l’attenzione che i Media riservano all’UNRAE e la cosa ci sprona a fare sempre meglio.

Contrariamente a quanto potreste aver immaginato dati i tempi, oggi desidero parlarVi dell’orgoglio dell’automobile, di tutto ciò che l’automobile ha ancora in serbo, di tutto ciò che l’automobile può e vuole dare, del ruolo che l’automobile deve avere in una
società moderna e proiettata verso il futuro. Oggi, dunque, il nostro incontro avrà come filo conduttore, l’orgoglio dell’automobile nelle sue diverse declinazioni.

Nessuno, e tanto meno io, vuole e può ignorare quel che sta accadendo nel mondo, ma nessuno, e tanto meno io, può negare che da qualche parte nel mondo l’automobile ha ricominciato a percorrere in modo forte e deciso la sua “strada”, proponendosi come insostituibile strumento di libertà personale, conquistando strati sempre più importanti di fruitori. Certo, parliamo dei cinesi, parliamo dei brasiliani, parliamo degli indiani e – in una qual misura – anche dei russi.

Questi popoli, che si avvicinano in forma sempre più massiccia all’automobile, sono motivati da quella stessa passione che a partire dagli anni 50 spinse gli europei – e, quindi, anche gli italiani - verso la motorizzazione individuale. Allora come oggi
l’impresa fu facile perché il fascino che emana quell’insieme di metallo, vetro, gomma e cavi è irresistibilmente attraente.

Consentitemi un paio di dati, per capire meglio quanto l’automobile ha già dato e possa ancora dare alla comunità mondiale: 100 automobili di oggi inquinano meno di una del 1970, una vettura oggi ha un tasso di sicurezza superiore dell’80% rispetto ad
un’auto di appena dieci anni fa, grazie alle cinture di sicurezza, agli airbag, ai freni antibloccaggio, al controllo elettronico della stabilità. Sono valori fantastici, che testimoniano quanto i Costruttori hanno fatto per rendere l’auto sempre più sicura e
sempre meno inquinante.

Due citazioni non casuali, perché ecologia e sicurezza fanno anche capo all’industria, nei cui centri ricerca si è lavorato e si lavora senza sosta. Certo, si può ancora migliorare, certo l’aria che si respira nelle città dovrà essere ancora più pulita, certo il
numero dei morti e dei feriti è sempre alto, ma è un dato di fatto che già nel 2009, il valore della CO2 in Italia era sceso a 136,6 g/km, grazie all’elevato numero di auto obsolete tolte dalle strade, ed è un dato di fatto che negli ultimi 7 anni (2002-2009) il
numero di morti e di feriti si sia ridotto in modo consistente (rispettivamente del 39,3% e del 18,8%).

Ma i vantaggi che le nuove auto ci possono dare in termini di ecologia e sicurezza non si applicano, purtroppo, a tutto il parco circolante.

A proposito di quest’ultimo punto, desidero ricordarVi ancora una volta che in Italia circolano 12.300.000 auto con motori Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Si tratta del 35,6% del parco circolante: inutile soffermarsi sull’incidenza che le emissioni di queste auto,
tutte con oltre 10 anni di età, hanno sull’aria che respiriamo e che respirano i nostri figli.

Due delle accuse che sino a qualche anno fa si muovevano all’automobile (quelle relative all’ambiente e sicurezza) hanno trovato risposte efficaci, ma ci sono, però, ancora molte altre risposte che non è certo il mondo dell’auto a dover dare. Si accusa
l’automobile per la circolazione caotica, per l’assenza di parcheggi, per gli alti costi di esercizio. Ma vi siete mai posti la domanda se sono effettivamente colpe dell’automobile o del sistema nel quale l’automobile si muove a non aver fatto i dovuti
passi avanti che, invece, sono stati fatti dai centri ricerca delle Case costruttrici?

In sostanza, qual è la colpa addebitabile all’automobile per le interminabili file nelle strade di ingresso dei grandi centri urbani nei giorni lavorativi? E per le file che spesso coronano negativamente le ore finali dei week-end? E cosa dire dei parcheggi
“selvaggi”, del prezzo crescente dei carburanti, degli esosi premi dell’assicurazione RC Auto, dei costosi passaggi di proprietà?
Gli italiani, ogni anno, versano molti miliardi nelle casse dello Stato attraverso i mille canali tributari riconducibili all’automobile. Nel 2009 il gettito fiscale versato dall’automobile all’Erario è stato di ben 67 miliardi, molto più di una Finanziaria.

Sarebbe opportuno far di conto per sapere quanti di quei miliardi tornano all’utente motorizzato in termini di miglioramento della viabilità, di rafforzamento delle forze dell’ordine che dovrebbero presidiare le strade e regolare il traffico, di nuovi
parcheggi, dell’aggiornamento della rete autostradale, di semplificazione della burocrazia legata all’automobile, dell’abolizione della tassa di possesso (come promesso dal Presidente del Consiglio in campagna elettorale), senza parlare della
revisione fiscale che deve portarci veramente in Europa, quell’Europa sempre citata quando siamo noi Italiani a doverci adattare alle norme dell’Unione.

In questo senso, vogliamo ricordare che un tema caldo è la fiscalità delle auto aziendali, che non riguarda solo il dare-avere della tassazione di settore. Una europeizzazione di queste misure darebbe non solo maggiore “ossigeno” alle Aziende italiane, ma si rivelerebbe preziosa sul fronte della competitività, visto che ormai si deve ragionare in termini di globalizzazione e, quindi, di confronto e competizione con aziende degli altri Paesi.

Credo di poter concludere condividendo con l’ACEA, che è l’Associazione dei Costruttori europei, la volontà - come UNRAE - di perseguire, nel nostro Paese, le seguenti sfide prioritarie:

1. Adozione di politiche integrate per il miglioramento continuo in materia di ambiente e sicurezza;

2. Promozione del continuo sviluppo delle infrastrutture stradali e delle altre infrastrutture che le nuove tecnologie impongono;

3. Armonizzazione fiscale per quanto riguarda le auto e i carburanti, con fiscalità basata sulla formula pay-per-use.
Aspetti sui quali ci soffermeremo nella parte conclusiva della Conferenza.
Prima di cedere la parola al Dr. Filipponi voglio citare un ultimo dato: in Europa 12 milioni di famiglie dipendono dall’industria dell’automotive, che con i suoi 300 siti produttivi sparsi nei 27 Paesi dell’Unione fattura ogni anno ben oltre 500 miliardi di euro.
Questi dati confermano che l’orgoglio dell’automobile affonda le radici nella nostra società, una società che ha nell’automotive uno dei grandi pilastri della sua economia.

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