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16 Dic 2010

L’impegno dell’UNRAE

CONFERENZA STAMPA Milano, 16 dicembre 2010.

Nel portare a termine i lavori della Conferenza, che mi auguro sia stata stimolante e propositiva, permettetemi di fare un punto sulla posizione UNRAE su quelle che possono essere considerate ancora oggi questioni “aperte” e che maggiormente
incidono sull’attività delle nostre Associate.

Mi vorrei soffermare sui temi principali che l’UNRAE ha posto all’attenzione del Governo e delle Istituzioni competenti e proiettarmi anche su quelli che abbiamo intenzione di affrontare con il decisore pubblico nell’immediato futuro.
In questo contesto, l’UNRAE si prefigge l’obiettivo di affermare la centralità del settore automotive per il sistema Paese, rivendicandone il giusto ruolo e mettendone in risalto il “contro-valore” (in termini economici) che spetta all’auto e agli automobilisti
in virtù del contributo che forniscono alla società civile (versando nelle casse dello Stato ben 67 miliardi l’anno!) e di cui beneficiano tutti gli italiani, anche quelli che non guidano un’auto.
Siamo consapevoli che il mondo automobilistico rappresenti una delle “locomotive” per il sistema Paese, comunque un pilastro fondamentale della società moderna, sia in termini economici che sociali. Gli autoveicoli costituiscono, infatti, un volano di spesa
da parte dei consumatori e delle aziende, ma, allo stesso tempo, il settore ha ripercussioni importanti per la filiera produttiva e distributiva, nonché riflessi importanti e rilevanti sotto il profilo ambientale e della sicurezza della circolazione.
Abbiamo visto nel corso dei precedenti interventi come l’industria automobilistica, in questi anni, abbia già fatto più di altri settori la propria parte, investendo ingenti risorse in ricerca e sviluppo di tecnologie più efficienti in termini energetici.
L’UNRAE, dunque, forte di questa consapevolezza e cosciente del ruolo che riveste (circa il 70% del mercato delle auto e oltre il 50% degli altri settori), continua a sollecitare i Referenti politico-istituzionali su temi e problematiche di particolare interesse, condivise a livello associativo, che passerei rapidamente in rassegna.

- Programma strutturale di medio-lungo termine, che contenga misure per promuovere una mobilità sostenibile.
E’ un caso esemplare di “win-win strategy”, in quanto associa i benefici economici a quelli ambientali e relativi alla sicurezza, e contribuisce a migliorare la qualità della vita dei cittadini. In particolare, l’adozione di misure a sostegno della diffusione di auto elettriche e, più in generale, di quelle a basso impatto ambientale, consentirebbe di ridurre in modo considerevole le emissioni di CO2 e quelle inquinanti, con effetti positivi anche sui consumi energetici. Ricordiamo che oggi in Italia il 35,6% delle auto circolanti ha un’anzianità di oltre 10 anni, che non rispettano gli attuali standard di emissioni stabiliti dai Regolamenti europei in materia. Come più volte comunicato, l’UNRAE sostiene che una pianificazione nazionale sulla mobilità sostenibile non possa prescindere da un Tavolo di concertazione fra Istituzioni nazionali e locali, Enti e Organizzazioni del settore, che provveda a coordinare le misure di limitazione della circolazione allo scopo di renderle coerenti e omogenee e, quindi, più efficaci.

- Sviluppo e diffusione delle auto elettriche
L’UNRAE considera urgente la realizzazione di un Tavolo interministeriale che stabilisca una strategia nazionale che sostenga a livello politico e tecnico la diffusione di tali veicoli con l’emanazione di misure ad hoc (per esempio, standardizzare le norme tecniche sulle prese e i punti di ricarica, prevedere la libera circolazione anche nei centri urbani, istituire e riservare parcheggi gratuiti per le auto elettriche nei grandi centri urbani, ecc.) e che governi e razionalizzi a livello centrale le diverse iniziative già in essere sul territorio.
Nel quadro degli interventi necessari per dare concreta attuazione ad un settore che ha già compiuto importanti passi avanti in numerosi Paesi europei dove sono stati stanziati consistenti investimenti, riteniamo che siano prioritarie le seguenti azioni:

· sviluppare e potenziare le infrastrutture di ricarica, semplificando le procedure amministrative;
· istituire un Fondo dedicato (oggi necessario per bilanciare il costo ancora troppo elevato delle batterie) per incentivare la diffusione di questa categoria di mezzi.

- Fiscalità delle auto aziendali più “europea”
Il mercato dell’auto aziendale in Italia è sottodimensionato a causa soprattutto di un trattamento fiscale fortemente penalizzante rispetto agli altri principali Paesi europei. In Italia quota e tetto ammortizzabili, durata minima dell’ammortamento, detraibilità IVA, pongono le nostre Aziende in una situazione non competitiva rispetto a quella dei maggiori Paesi europei.
Tale peso fiscale incide in maniera sensibile sul mercato dell’auto aziendale, comprimendo le potenzialità del settore che in Italia “vale” meno del 23%, contro il 40% medio degli altri Paesi.
Al riguardo, è estremamente urgente un intervento del Governo che, modificando la normativa vigente la allinei agli standard europei.
Tra le misure che l’UNRAE reputa necessarie e di immediata efficacia, vorrei ricordare:

· l’anticipazione degli attuali tempi di ammortamento (da 4/5 anni a 2/3 anni);
· l’innalzamento della quota ammortizzabile (dal 40% fino al 100%);
· l’innalzamento del tetto ammortizzabile (da 13 anni fermo a 18.076 euro);
· l’aumento della quota di detraibilità IVA.

Infine, ricordiamo un’altra importante misura che darebbe un significativo contributo per alleggerire la fiscalità delle società italiane, in particolare per i veicoli commerciali ed industriali, e che in passato ha già dato riscontri molto positivi, vale a dire:
- l’introduzione della “Tremonti-ter” (defiscalizzazione degli utili reinvestiti).

- Riforma della fiscalità dell’auto
Nel nostro Paese, l’automobilista è “vessato” da diverse categorie di imposte che riguardano l’acquisto, il possesso e l’utilizzo dell’auto.
Com’è noto, infatti, in Italia il costo dei carburanti è tra i più elevati dell’Unione Europea (inferiore solo a quello della Gran Bretagna), l’aliquota IVA è anch’essa tra le più alte (20% contro il 15% del Regno Unito e il 16% della Spagna), i costi dei premi assicurativi RCAuto sono i più elevati dopo quelli francesi e, unico esempio in Europa, l’automobilista sostiene l’onere dell’IPT (l’Imposta Provinciale di Trascrizione).
Ravvisiamo, quindi, la necessità di una revisione globale del sistema, che semplifichi gli adempimenti e renda meno penalizzante per gli automobilisti italiani la leva fiscale applicata sugli autoveicoli.
L’auspicio è che si possano adottare provvedimenti per addivenire ad un modello più funzionale, meno vessatorio e burocratico per il cittadino e più efficiente per le imprese e gli operatori del settore, che possa prevedere :

· l’abolizione del “bollo” sulla proprietà (così come aveva promesso il Presidente del Consiglio in campagna elettorale e come è già avvenuto in Francia 10 anni fa);
· l’introduzione di una tassa sulla circolazione in funzione dell’uso (pay-per-use);
· la revisione/riduzione delle imposte sui passaggi di proprietà.

- Destinazione dei proventi derivanti dalle infrazioni al Codice della Strada al miglioramento della mobilità stradale
Dal 2001 al 2005, gli introiti derivati da sanzioni per infrazioni al Codice della Stradale sono aumentati del 52%.
Nel 2004, per la prima volta in Italia, l’introito totale ha superato un miliardo di euro, derivato principalmente dalla vasta diffusione di sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni, finanziati dalle stesse multe.
Considerato che nel 2007, l’anno più recente di cui sono conosciuti i dati, l’introito totale è stato di 1,9 miliardi di euro, si può stimare che se l’incremento fosse in linea con quello del passato, il 2010 dovrebbe far registrare una cifra intorno ai 3 miliardi di euro che, secondo il Ministero dell’Interno, rappresenta oltre il 20% delle entrate dei Comuni italiani, con esclusione dei trasferimenti dallo Stato.
Noi ci chiediamo quanta parte di queste somme è poi stata reinvestita in parcheggi, in infrastrutture per migliorare la viabilità stradale, in asfalto drenante, in riparazioni di buche, in miglioramento e soprattutto razionalizzazione della segnaletica?
Il nuovo Codice, peraltro, ha lasciato ai Comuni l’intero importo delle sanzioni rilevate sulle strade comunali, mentre ha ridotto al 50% la percentuale degli introiti per infrazioni rilevate sulle strade provinciali e regionali. In tutti i casi, gli Enti che percepiranno tali introiti dovranno investirli per il miglioramento della viabilità, dei parcheggi e della sicurezza. Tuttavia ha anche concesso loro la possibilità di reinvestirli in apparecchiature per il controllo e il rilievo delle infrazioni.
L’UNRAE si impegnerà a monitorare la situazione affinchè il principio stabilito nel nuovo Codice della Strada sia effettivamente e scrupolosamente rispettato.
Sappiamo che le questioni aperte hanno un peso considerevole e non sono di facile e immediata attuazione, ma se saranno accuratamente valutate, e possibilmente messe in atto, avranno ripercussioni estremamente positive sull’intero sistema Paese. Chiediamo, quindi, uno sforzo maggiore da parte delle Istituzioni e di tutti gli operatori del settore, nella convinzione che senza sacrifici non si possano raggiungere grandi e ambiziosi obiettivi, ma siamo altresì convinti che facendo “gioco di squadra” l’auto saprà vincere, in anticipo, anche queste sfide.

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