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Le aziende di trasporto italiane tra esodo, fusioni e trasformazioni: 26.000 veicoli persi i 5 anni. L'UNRAE propone defiscalizzazione, salario minimo europeo e liberalizzazione del noleggio

Periodo di pubblicazione: 31 marzo 2015
Periodo di riferimento dei dati: marzo 2015


L’UNRAE, l’Associazione dei Costruttori esteri ha organizzato oggi a Modena, la propria Conferenza Stampa della sezione dei Veicoli Industriali, convocando i rappresentanti della Stampa, gli operatori del settore e le proprie Aziende associate per dare risonanza alla grave crisi che interessa l’autotrasporto italiano e sulla conseguente delocalizzazione di molte imprese all’estero.

 

“La logistica e il trasporto rappresentano, infatti, una determinante per il sistema produttivo in Italia, Paese al 4° posto nelle esportazioni mondiali”, ha detto Giancarlo Codazzi, Presidente della Sezione Veicoli Industriali dell’UNRAE. “Non possiamo permetterci una fiscalità e costi di gestione non competitivi ed il comparto va considerato come strategico per il sistema economico italiano”, prosegue il Presidente.

 

In occasione della Conferenza è stata presentata un’interessante ricerca realizzata per l’UNRAE da GiPA Italia su “L’esodo dell’autotrasporto dall’Italia e l’impatto sull’economia della filiera”, presentata dal Direttore Generale Marc Aguettaz.

 

La sofferenza del settore dell’autotrasporto. Il comparto dell’autotrasporto, linfa del sistema economico del Paese, ha risentito profondamente dell’andamento economico negativo, che ha comportato nei 5 anni di analisi (2008-2013) una perdita di quasi 9 punti di PIL. In tale contesto la percorrenza dei veicoli delle flotte italiane è calata nello stesso periodo del 25%, il trasporto di merce su strada si è ridotto del 35% ed il consumo di carburante (al netto del gasolio per le autovetture) è calato del 37%. Nello stesso tempo le percorrenze autostradali dei mezzi pesanti sono calate solo del 14,5%, primo segnale di dati discordanti relativi al trasporto su gomma in Italia. Tutto questo ha portato ad una contrazione dell’occupazione per tutta la filiera di 197.000 posti di lavoro, pari a 90 volte i dipendenti dell’Alitalia e a 360 volte quelli delle acciaierie di Terni. Senza contare che 90.000 di questi posti di lavoro sono da attribuire a padroncini che non hanno potuto beneficiare di alcun ammortizzatore sociale.

 

Dinamiche, cause e conseguenze del cambiamento. L’Italia ha perso il 12% delle Aziende con oltre 6 mezzi. In particolare, la crisi ha portato 2.000 flotte del trasporto merci a cessare l’attività, alcune a seguire la via della Fusione, della Trasformazione o dell’Esodo di tutta o parte della flotta, con conseguenze evidenti sulla perdita di gettito per l’Erario. Le principali difficoltà citate dagli operatori che hanno delocalizzato all’estero riguardano, in primis, i costi di gestione (lavoro, carburante), la pressione fiscale e le difficoltà burocratiche. Inoltre, una parte ha scelto tale via per ampliare il proprio raggio di azione. Tutta questa totale improduttività ha portato una forte contrazione delle entrate per lo Stato: quasi 10 miliardi di euro da accise sui carburanti, 420 milioni di euro di mancati introiti di IRAP, a cui andrebbe aggiunto il mancato contributo IRPEF per i 197.000 posti di lavoro persi, la perdita di 61 milioni di euro di IPT e di 1,3 miliardi di euro di oneri sociali. Cifre da manovra economica. 

 

A ciò va aggiunto che negli ultimi 5 anni sono andate perse circa 5.200 immatricolazioni all’anno di veicoli registrati all’estero, con una perdita media annua per lo Stato di 1 miliardo di euro.

 

 

Le richieste UNRAE. Sulla base delle considerazioni presentate nello studio, Giancarlo Codazzi ha lanciato le proposte che l’Associazione indirizza agli Organi Istituzionali. “E’ necessario effettuare interventi mirati e puntuali per un’efficace defiscalizzazione delle attività legate all’autotrasporto”, afferma il Presidente. “Mi riferisco, in particolare, alla fiscalità diretta ed indiretta sulle attività di impresa, nonché a quella sul lavoro. Inoltre è necessario intervenire a livello europeo per la definizione armonizzata di un salario minimo per i lavoratori dell’autotrasporto, al fine di evitare la pratica del dumping sociale e la confusione sul trattamento previdenziale, garantendo inoltre il rispetto delle regole di sicurezza del lavoro”. “Infine – conclude Codazzi – liberalizzare il noleggio senza conducente dei veicoli adibiti al trasporto di merci con massa complessiva superiore a 6t, allineando il sistema italiano a quello degli altri Paesi europei, al fine di assicurare la massima possibile flessibilità delle Aziende di autotrasporto e consentendo un più accelerato ammodernamento del parco”.

 

E rivolgendosi a tutti i presenti “se condividiamo quanto ascoltato: cause, conseguenze e soprattutto le possibili soluzioni, perché non metterle in atto?”.

 

 

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